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CONTRATTO SCUOLA

Nel mare magnum di risorse annunciate quelle per il contratto scuola rischiano di rimanere quelle di sempre: poche e a rate.

«Stipendi uguali per i diversi ordini di scuola; uguale trattamento per il personale di ruolo e a tempo determinato; diritto alla disconnessione; aumenti a tre cifre: sono alcune delle richieste Uil Scuola per il nuovo contratto».

Non esiste alcuna motivazione per la quale si applicano ai docenti stipendi diversi in funzione dei diversi ordini di scuola – osserva Pino Turi. Va introdotto, nella scuola della post pandemia, uno spirito nuovo che riequilibri i trattamenti in essere, puntando anche ad unificare i trattamenti economici tra i diversi gradi di scuola.

È inoltre necessario che il rinnovo del contratto stabilisca una parità giuridica ed economica tra il personale con contratto a tempo determinato e indeterminato – sottolinea il segretario generale Uil scuola. Si tratta di squilibri strutturali a cui va posto rimedio con le risorse straordinarie del PNRR che devono servire per questo.

Il rinnovo del contratto deve innanzitutto tradursi nella volontà di mettere a sistema gli investimenti: il primo è quello sul personale. Le risorse del PNRR non vanno a finanziare la spesa corrente, come le retribuzioni. Oggi, per ottenere un aumento di stipendio, almeno a tre cifre, occorrono risorse sufficienti che vanno stanziate già a partire da questa manovra di Bilancio.

Per la didattica a distanza è necessario superare le linee guida introdotte con un atto amministrativo. Serve un dibattito parlamentare che adotti una legge quadro in cui collocare la didattica integrata (DDI), ben diversa dallo smart working, che poi dovrebbe essere regolamentata per contratto.

Per attuare pienamente il diritto alla disconnessione non è sufficiente che la persona non legga le comunicazioni inviate fuori orario. Sono le scuole e l’amministrazione che non devono inviarle, limitandosi agli orari rispondenti alle esigenze di servizio.

Vanno messi a sistema – osserva Turi guardando alle linee Guida approvate dall’esecutivo nazionale Uil Scuola – gli investimenti per tutto il personale: dirigente, docente, educativo e ATA.
Il punto di partenza è quello della comunità educante, fissata nell’ultimo contratto.

La riproposizione di una normativa che non recepisce i mutamenti in atto ha determinato un’autentica strozzatura sia per i requisiti di accesso che per i percorsi professionali del personale tecnico e amministrativo, che sono diventati totalmente inadeguati a rappresentare le nuove esigenze e le nuove prestazioni richieste al personale.

La specificità del comparto scuola, quella che lo differenzia dagli altri, è la centralità della didattica – ribadisce Turi.  La presenza degli studenti rappresenta l’altra faccia di quella stessa medaglia che compone il delicato lavoro che si fa in classe. Il ruolo dei docenti, in questi ultimi anni, è stato reso marginale in favore di un sistema burocratico, gerarchico e di tipo impiegatizio.

Non si può pensare di fare carriera cambiando mestiere. Gli insegnanti bravi sono indispensabili in classe. Sono bravi perché sono professionisti appassionati del loro lavoro. E’ sbagliato cambiare il loro profilo professionale in versione gestionale- amministrativa. Significa snaturare e non riconoscere il loro lavoro.

Bisogna capire che la libertà di insegnamento e la qualità della didattica – conclude Turi – non riguardano solo i docenti, ma tutte le figure – studenti, genitori, dirigenti, personale Ata – che contribuiscono a rendere la scuola italiana l’istituzione voluta dalla Costituzione. Intorno a questo principio vanno realizzate le politiche contrattuali del personale tutto.

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